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Pil, inflazione, lavoro e credito: i quattro numeri di luglio 2026 per chi guida una PMI

Il Pil batte le attese (+0,2% nel trimestre), l'inflazione rallenta al 2,8%, il credito alle imprese accelera al 2,4% con tassi in calo. Ma la disoccupazione sale al 5,7% e tra i giovani arriva al 18,4%. La lettura dei quattro comunicati Istat e Bankitalia di fine luglio.

Redazione Economia B2B · 1 agosto 2026

Skyline industriale al crepuscolo con ciminiere e impianti illuminati

Tra il 30 e il 31 luglio 2026 l’Istat ha pubblicato in due giorni le tre stime preliminari che fotografano lo stato dell’economia italiana: il Pil del secondo trimestre cresce dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1% sull’anno, meglio delle attese; l’inflazione di luglio rallenta al 2,8% dal 3,0% di giugno; il tasso di disoccupazione di giugno sale al 5,7%, con un balzo tra i giovani al 18,4%. A completare il quadro, il Bollettino Economico di Banca d’Italia conferma che il credito alle imprese accelera, non si restringe: a marzo 2026 i prestiti crescono del 2,4% annuo con tassi in calo al 3,26%.

Perché ti riguarda: se stai leggendo titoli allarmati su “imprese strette” tra inflazione e stretta creditizia, i numeri veri raccontano un’altra storia, e la differenza cambia le decisioni operative. Primo numero che conta: il credito NON si è ristretto, è più facile e più economico che a fine 2023 (tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese sceso dal 5,45% di dicembre 2023 al 3,26% di marzo 2026). Secondo numero: l’inflazione sta rallentando, non riaccelerando, quindi chi ha rimandato aumenti di listino per paura di un’impennata dei costi ha un mese in più di margine per pianificarli con calma. Il vero segnale da monitorare è il terzo: il mercato del lavoro. Con la disoccupazione giovanile salita di 1,5 punti in un mese, chi assume profili junior deve mettere in conto un bacino di candidati più ampio, ma anche una domanda interna delle famiglie più fragile nei prossimi trimestri.

Il Pil ha davvero deluso o battuto le attese?

Ha battuto le attese. La stima preliminare Istat del 30 luglio, ripresa da Ansa, riporta una crescita congiunturale dello 0,2% nel secondo trimestre 2026 e dell’1% su base annua, corretta per gli effetti di calendario. Gli analisti attendevano una sostanziale stagnazione, con stime intorno allo 0,7% tendenziale: il dato reale è superiore. La crescita acquisita per l’intero 2026 sale allo 0,8%, un livello che rivede al rialzo le previsioni di inizio anno. La composizione, però, non è uniforme: l’aumento riflette soprattutto il valore aggiunto dei servizi, mentre agricoltura e industria segnano un calo nel trimestre. Per chi produce beni, questo significa che la crescita del Pil aggregato non si traduce automaticamente in più ordini per la manifattura: il traino resta terziario.

L’inflazione sta tornando o sta rallentando?

Sta rallentando, e la differenza con la narrazione di un “ritorno dell’inflazione” è sostanziale. La stima preliminare Istat diffusa il 31 luglio, ripresa da Ansa, indica un indice dei prezzi al consumo in aumento dello 0,2% su giugno e del 2,8% su base annua, contro il 3,0% tendenziale registrato il mese precedente. L’inflazione acquisita per il 2026 si ferma al 2,7% (componente di fondo 1,8%). Il rallentamento riflette in particolare i prezzi degli alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,8%) e degli energetici non regolamentati (da +13,3% a +10,6%), mentre accelerano gli energetici regolamentati (da +9,2% a +14,9%): chi ha contratti di fornitura energia indicizzati al mercato tutelato deve guardare quella voce, non il dato aggregato. Il dato definitivo di luglio arriva il 12 agosto: fino ad allora la cifra resta provvisoria.

Il credito alle imprese si sta davvero restringendo?

No, secondo l’ultimo Bollettino Economico di Banca d’Italia i prestiti a famiglie e imprese hanno accelerato tra febbraio e marzo 2026. A marzo i prestiti bancari crescono del 2,4% su base annua, dal 2,2% di febbraio, e il costo scende in parallelo: il tasso medio sulle nuove operazioni alle imprese si ferma al 3,26%, contro il 3,33% di febbraio e il 5,45% di dicembre 2023. I criteri di erogazione restano invariati secondo l’indagine sul credito bancario del quarto trimestre 2025, con condizioni leggermente più morbide per effetto del calo dei tassi. Chi ha rimandato una richiesta di finanziamento aspettando un contesto più favorevole ha già il contesto favorevole: la variabile che cambia in fretta è il merito di credito della singola impresa, non il costo medio di mercato.

Cosa succede davvero al mercato del lavoro?

Qui il quadro si complica. A giugno 2026 gli occupati restano stabili a 24 milioni 310mila, ma il tasso di disoccupazione sale al 5,7% (+0,4 punti sul mese), con 97mila persone in cerca di lavoro in più (+7,2%). Il balzo più marcato riguarda i giovani: la disoccupazione giovanile arriva al 18,4%, in crescita di 1,5 punti. Su base annua, invece, gli occupati aumentano di 131mila unità (+0,5%) rispetto a giugno 2025, trainati dai contratti a tempo indeterminato (+98mila) e determinato (+33mila). La lettura corretta per un titolare: il mercato del lavoro non sta collassando su base annua, ma perde velocità nel mese, e il segmento più esposto sono i giovani in cerca di prima occupazione, non gli occupati già stabilizzati.

Chi guadagna e chi rischia in questo quadro misto

Le imprese esportatrici e quelle che investono con capitale preso a prestito guadagnano dal combinato di credito più economico e inflazione in decelerazione: pianificano investimenti con un costo del denaro più basso di due anni fa e senza l’incognita di un rincaro repentino dei listini fornitori. Rischia chi dipende dalla domanda interna delle famiglie, perché la frenata del mercato del lavoro giovanile è un segnale anticipatore di consumi più prudenti nei prossimi mesi, in particolare su beni non essenziali. L’alternativa concreta per chi ha un’esposizione diretta ai consumi: verificare ora, prima dell’autunno, se il proprio portafoglio clienti è troppo concentrato su un solo canale di domanda (per esempio solo mercato interno o solo un singolo settore cliente) e valutare se il credito più economico di oggi renda conveniente anticipare un investimento di diversificazione invece di rimandarlo al 2027.

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Tempo di lettura: 5 minuti

Grafico a barre con i quattro indicatori congiunturali di luglio 2026: Pil, inflazione, disoccupazione, prestiti alle imprese

Fonte: Istat (stime preliminari 30-31/07/2026) e Banca d'Italia (Bollettino Economico n.3-2026)

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