NORMATIVA
Transizione 5.0: il credito va in F24 entro il 31 dicembre 2026
Chi non ha compensato il credito Transizione 5.0 entro fine 2025 se lo ritrova spalmato in cinque quote annuali: la prima va portata in F24 entro il 31 dicembre 2026. Cosa fare adesso, con esempi di calcolo.
Redazione · 12 marzo 2026
Il credito d’imposta Transizione 5.0 non compensato entro il 31 dicembre 2025 non è perso. La legge lo ha trasformato in cinque quote annuali di pari importo, e la prima va portata in compensazione con modello F24 entro il 31 dicembre 2026. Chi ha investito deve pianificare adesso capienza fiscale e documenti.
Perché ti riguarda: se la tua azienda ha completato un investimento agevolato e non ha usato tutto il credito nel 2025, hai una quota che matura quest’anno e si gestisce solo in F24.
- Il credito si usa esclusivamente in compensazione: serve avere imposte e contributi da pagare, non arriva un bonifico.
- La quota 2026 va programmata sui versamenti dell’anno: chi se ne accorge a dicembre rischia di non avere capienza.
- Chi ha una pratica ancora aperta al GSE deve tenere pronto il fascicolo documentale per muoversi appena arriva la conferma.
Scadenza: 31 dicembre 2026. A marzo 2026 mancano meno di dieci mesi, ma la scadenza vera è prima: la quota va incastrata nei versamenti F24 ordinari dell’anno, quindi il piano di compensazione va costruito entro l’estate.
Cosa dice la norma sulla compensazione?
La disciplina è nell’articolo 38 del decreto legge 19/2024, convertito nella legge 56/2024, con le regole operative fissate dal decreto attuativo del 24 luglio 2024. Il meccanismo di fruizione funziona così: il credito era liberamente utilizzabile in una o più quote entro il 31 dicembre 2025; l’ammontare non ancora utilizzato a quella data è riportato in avanti in cinque quote annuali di pari importo, a partire dal 2026.
Tradotto in pratica: chi ha compensato tutto entro fine 2025 ha chiuso la partita. Chi ha compensato in parte, o non ha compensato nulla, ha davanti un calendario che va dal 2026 al 2030, una quota all’anno. E la quota di quest’anno si gioca entro il 31 dicembre 2026.
Le aliquote del credito, come riporta il GSE, sono del 35%, 40% e 45% su un unico scaglione di investimento fino a 10 milioni di euro, in funzione della riduzione dei consumi energetici ottenuta. La dotazione complessiva della misura era di 6,3 miliardi di euro, e sempre il GSE segnala che le risorse risultano esaurite.
Chi deve muoversi entro il 31 dicembre 2026?
Due platee, con priorità diverse.
La prima: le imprese con credito già riconosciuto e non interamente compensato. Per loro il lavoro è contabile e finanziario. Bisogna calcolare la quota annuale, verificare che nel 2026 ci siano debiti fiscali e contributivi sufficienti ad assorbirla e distribuire la compensazione sulle scadenze F24 dell’anno, dalle ritenute ai contributi fino ai versamenti IVA.
La seconda: le imprese con pratica GSE ancora aperta, che hanno completato l’investimento entro il 31 dicembre 2025 e attendono l’esito delle verifiche sulla comunicazione di completamento. Qui il credito non si tocca finché il GSE non conferma l’importo utilizzabile. Ma l’attesa non è tempo morto: è la finestra per sistemare il fascicolo.
Come si calcola la quota da mettere in F24?
Due esempi con le aliquote pubblicate dal GSE.
Esempio 1. Un’azienda ha investito 1 milione di euro e ha ottenuto un credito del 40%, cioè 400.000 euro. Nel 2025 ne ha compensati 100.000. Il residuo di 300.000 euro si divide in cinque quote da 60.000 euro l’una: la prima va in F24 entro il 31 dicembre 2026, le altre seguono anno per anno fino al 2030.
Esempio 2. Un’azienda ha un credito riconosciuto di 200.000 euro e non ha compensato nulla entro fine 2025. L’intero importo si spalma in cinque quote da 40.000 euro: anche qui la prima matura nel 2026.
Il punto critico non è l’aritmetica, è la capienza. Una quota da 60.000 euro richiede almeno 60.000 euro di imposte e contributi da versare nell’anno. Un’azienda con utile in calo o con poche ritenute rischia di trovarsi con una quota più grande della propria capacità di assorbimento: per questo il calcolo va fatto a inizio anno, insieme al commercialista, non a consuntivo.
Cosa fare se la pratica GSE è ancora aperta?
Tre mosse, in ordine.
Primo: verificare sul portale GSE lo stato della pratica e rispondere subito a eventuali richieste di integrazione, perché ogni giorno di ritardo sposta in avanti la data da cui il credito diventa utilizzabile.
Secondo: tenere allineato il fascicolo, certificazione ex post sulla riduzione dei consumi, attestazioni sui beni, documentazione contabile. Se la conferma arriva a ridosso di una scadenza F24, l’azienda pronta compensa, quella impreparata rinvia.
Terzo: non anticipare. Compensare prima della conferma dell’importo espone a recuperi e sanzioni. Il credito si usa quando il GSE dice quanto vale, non quando l’azienda ritiene di averne diritto.
La misura è finita: cosa resta sul tavolo?
La legge di bilancio 2026, legge 199/2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, non ha rinnovato il credito Transizione 5.0: per i nuovi investimenti dal 2026 il sostegno passa per un altro strumento, l’iperammortamento. Chi ha maturato il credito con la vecchia disciplina resta dentro il meccanismo delle quote descritto sopra. In altre parole: per il 5.0 non arriveranno altre occasioni, si tratta solo di non sprecare quella già acquisita.
Vale la pena inquadrare la posta in gioco: per una PMI manifatturiera il credito copre spesso una cifra paragonabile a più annualità di bolletta, e sappiamo quanto pesa già oggi l’energia sui conti delle imprese. Lasciare una quota inutilizzata significa regalare liquidità.
Cosa succede se la quota 2026 non viene usata?
Il credito si usa solo in compensazione: la norma non prevede rimborsi in denaro né cessione a terzi. Sul destino della singola quota annuale non sfruttata le letture degli operatori non sono univoche, e la prudenza suggerisce di trattare il 31 dicembre 2026 come un termine da non testare.
Da qui l’avvertenza finale, che non è una formalità: questo articolo inquadra la norma, non sostituisce la verifica sul caso concreto. Prima di impostare il piano di compensazione, ogni azienda deve passare i propri numeri, lo stato della pratica GSE e la capienza F24 con il proprio commercialista o consulente fiscale.