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Fondo Est: 15 euro al mese, obbligo per il commercio

Il Fondo Est costa 15 euro al mese per dipendente, dieci a carico dell'azienda: obbligatorio per chi applica il CCNL Terziario dal 2013 e confermato dalla Cassazione. Quote, sanzioni per chi non versa e cosa copre davvero.

Redazione Economia B2B · 21 agosto 2026

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Il Fondo Est costa 15 euro al mese per ogni dipendente a tempo pieno, dieci a carico dell’azienda: chi applica il CCNL Terziario non può scegliere se versarli.

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Le imprese del commercio, del turismo e dei servizi che applicano il CCNL Terziario non hanno margine di scelta: l’iscrizione al Fondo Est è obbligatoria dal 2013 e la Cassazione ha confermato che il diritto dei lavoratori alle prestazioni sanitarie del fondo non è rinunciabile con un accordo individuale. Per un’azienda con dieci dipendenti la voce pesa poco più di 100 euro al mese di contributo ordinario, un importo piccolo che però si accompagna a una quota una tantum di 30 euro a ogni nuova assunzione, facile da dimenticare quando si allarga l’organico. Chi non versa non risparmia: deve comunque garantire ai dipendenti la stessa copertura sanitaria o un importo equivalente in busta paga.

Quanto costa il Fondo Est all’azienda, in pratica?

Il contributo mensile complessivo è di 15 euro per ogni lavoratore a tempo pieno: 10 euro a carico del datore di lavoro, 2 euro a carico del dipendente e i restanti 3 euro versati dall’ente bilaterale di categoria, secondo la ricostruzione delle quote pubblicata da FiscoeTasse sul nuovo regolamento del Fondo Est. La quota a carico dell’azienda è salita di 3 euro dal 1° aprile 2025, passando da 7 a 10 euro mensili, come conferma anche l’analisi di NextTalent Academy sull’obbligo e le quote del Fondo Est. A questo si aggiunge una quota una tantum di 30 euro per ciascun lavoratore, dovuta al momento della prima iscrizione: un costo che una PMI del terziario deve mettere in conto ogni volta che assume, non solo alla prima adesione al fondo.

Chi è obbligato a iscriversi, e da quando?

L’obbligo riguarda le aziende che applicano il CCNL Terziario, distribuzione e servizi, così come quelli di turismo e pubblici esercizi collegati agli stessi accordi collettivi. È in vigore dal 2013, come ricorda l’articolo 104 del contratto collettivo dedicato al Fondo Est, e negli anni successivi gli accordi di rinnovo hanno più volte ribadito l’obbligatorietà dell’iscrizione, da ultimo con l’intesa che ha introdotto anche una quota di contribuzione a carico del lavoratore, descritta da Fiscal Focus nella cronaca dell’accordo sul CCNL Terziario. Non è un’opzione tra tante nella busta paga: applicare quel contratto collettivo comporta automaticamente l’iscrizione al fondo, senza eccezioni legate alla dimensione dell’impresa.

Cosa succede a chi non versa il contributo?

Le conseguenze non sono solo formali. Un’azienda che omette il versamento resta comunque obbligata a garantire ai dipendenti, per quattordici mensilità, un elemento distinto della retribuzione non assorbibile pari a 15 euro, oppure a offrire loro le stesse prestazioni sanitarie che avrebbero ricevuto dal Fondo Est. Sul piano legale il rischio è maggiore: la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che l’omesso versamento genera un danno diretto ai lavoratori, risarcibile in giudizio, indipendentemente dal fatto che il dipendente abbia mai avuto bisogno di usare la copertura sanitaria mancata. In pratica, chi prova a risparmiare sulla quota mensile rischia di pagare molto di più in contenzioso, oltre a dover comunque coprire la stessa prestazione con altri mezzi.

Cosa copre in cambio il Fondo Est?

La contropartita è un pacchetto di assistenza sanitaria integrativa che nel 2026 si è ampliato su un punto preciso: la copertura dei figli minori degli iscritti. Fino allo scorso anno serviva che i figli fossero fiscalmente a carico per avere diritto alle prestazioni; da quest’anno la copertura arriva fino ai 18 anni senza bisogno di quel requisito e senza contributo aggiuntivo, includendo visite specialistiche pediatriche, diagnostica e ausili per la vista. Per un’azienda che comunica ai dipendenti i benefit del proprio contratto collettivo, questo allargamento della platea coperta vale quanto l’importo della quota: cambia cosa un dipendente riceve davvero in cambio di quei 15 euro mensili trattenuti in busta paga.

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